Tempo fa ero fermo in una strada centrale di Firenze. Aspettavo impaziente che Giulia decidesse quale DVD noleggiare per la serata: solite schermaglie tra horror e commedia brillante, il musical NO, forse uno qualsiasi con Ben Stiller o meglio con Bruce Willis, italiani NNNNNNOOOOO che mi deprimono a morte con le loro asfittiche storie di interni dimessi e tristi. Mi ero allontanato e già sentivo sulle labbra il Negroni che avrei ordinato poco dopo al BarAccio. Mi volto attirato da un rumore di passi leggero, accompagnato da una decisa carambola di suoni irregolari. Un ragazzo alto si avvicinava a passi lunghi e distesi, inseguito da un bassett hound al piccolo trotto. Si fermano davanti al distributore di sigarette accanto a me. Il ragazzo fruga nel portamonete alla ricerca di spiccioli, io e il cane iniziamo a fissarci. Il pensiero in superficie è quanto è bello questo cane, altero e posato nonostante le dimensioni alterate di zampe, orecchie, corpo. Il pensiero nascosto, affettuoso e morboso è caspita ti morderei le orecchie lunghe che hai, magari ne avessi io un paio uguali! Credo che il cane nella sua empatica intelligenza abbia percepito solo il pensiero segreto e privato perché subito inizia ad abbaiarmi con foga. AUGUSTO! SMETTILA!! Dice il ragazzo stringendo a sé il guinzaglio, guardandomi e scusandosi con un movimento appena accennato degli occhi. Io comprendo entrambi e vorrei prendermelo io il cane, vorrei avere orecchie lunghe e svolazzanti in corsa. Vorrei essere un bassotto e chiamarmi Augusto. Ma sono Ico e sono alto e le mie orecchie sono normali.



Lorenzina spera che almeno un occhio del dottore si posi su di lei. Uno sguardo diretto, però, non quello sguardo obliquo e indifferente che le riserva di solito. Arrossisce nell’attesa e decide di uscire dalla sala visite. La sala d’attesa è piena ora, sembrano tutti codici bianchi per fortuna. Mara si lima le unghie. Nessuno in fila per l’accettazione. Triage lo chiama, ridicola. E’ strano che ancora nessuno si lamenti per l’attesa.
Eccolo che esce, quant’è alto, lo dicevo che non aveva niente.

