Non poteva esserci un film così distante da me. La mia adesione piena all’occidente privilegiato, consumista, cattolico, artificiale, bianco, xenofobo, gerarchico, controllato, decadente, è palese. In questo momento non mi sento di rinnegare niente, d’altronde non vedo perché dovrei. La felicità è reale solo quando è condivisa. Questo viene inciso con un coltellaccio su una tavola di legno, appena sopra la firma, dentro un autobus abbandonato nel mezzo dell’Alaska, poco dopo il disgelo di inizio primavera, per mano di un ragazzo capitato sull’autobus per caso e in Alaska per scelta. Alla fine del viaggio, alla fine della vita, indebolito dall’ingestione di piante velenose, il ragazzo si riprende la propria identità, deponendo lo pseudonimo che l’aveva nascosto dalla famiglia e dagli affetti di sangue, e accompagnato “sulla strada” nelle tappe di avvicinamento alla sognata Alaska. Il film è struggente. Dall’inizio alla fine. Senza retorica. Io non sarei mai scappato dalla famiglia per raggiungere un ideale utopico di equilibrio con la natura. Non mi piace l’occhio troppo soggettivo della camera che enfatizza il sublime della natura. Non ce la farei a stare anni senza contattare i miei. Né vagabondare al seguito di hippy tanto più tristi quanto adulti e disillusi. Via dalla pazza folla solo per andare in una lussuosa ed esclusiva SPA. Altro che Alaska. Traiettorie oscure hanno smosso ricordi di pensieri adolescenziali, abbozzi di sogni come cartoline polverose di cui non conosci più il mittente. L’umanità del ragazzo, la purezza e la caparbietà. La lucida follia. (cliché tra i più consunti). Quante Lacrime. Questo inno alla vita (e il maestoso ricamo di canzoni scritte e cantate da Eddie Vedder ) imperfetto, a volte noioso (come può esserlo On the Road), ridondante, non mi ha fatto di certo venir voglia di fuggire in Alaska a cacciare Alci e Scoiattoli e a nutrirmi di bacche ed erbette. Però lo ripeto. E ripetetelo con me, se volete: la felicità è reale solo quando è condivisa.
26 agosto 2008
INTO THE WILD ~ Happyness is only real when shared
Non poteva esserci un film così distante da me. La mia adesione piena all’occidente privilegiato, consumista, cattolico, artificiale, bianco, xenofobo, gerarchico, controllato, decadente, è palese. In questo momento non mi sento di rinnegare niente, d’altronde non vedo perché dovrei. La felicità è reale solo quando è condivisa. Questo viene inciso con un coltellaccio su una tavola di legno, appena sopra la firma, dentro un autobus abbandonato nel mezzo dell’Alaska, poco dopo il disgelo di inizio primavera, per mano di un ragazzo capitato sull’autobus per caso e in Alaska per scelta. Alla fine del viaggio, alla fine della vita, indebolito dall’ingestione di piante velenose, il ragazzo si riprende la propria identità, deponendo lo pseudonimo che l’aveva nascosto dalla famiglia e dagli affetti di sangue, e accompagnato “sulla strada” nelle tappe di avvicinamento alla sognata Alaska. Il film è struggente. Dall’inizio alla fine. Senza retorica. Io non sarei mai scappato dalla famiglia per raggiungere un ideale utopico di equilibrio con la natura. Non mi piace l’occhio troppo soggettivo della camera che enfatizza il sublime della natura. Non ce la farei a stare anni senza contattare i miei. Né vagabondare al seguito di hippy tanto più tristi quanto adulti e disillusi. Via dalla pazza folla solo per andare in una lussuosa ed esclusiva SPA. Altro che Alaska. Traiettorie oscure hanno smosso ricordi di pensieri adolescenziali, abbozzi di sogni come cartoline polverose di cui non conosci più il mittente. L’umanità del ragazzo, la purezza e la caparbietà. La lucida follia. (cliché tra i più consunti). Quante Lacrime. Questo inno alla vita (e il maestoso ricamo di canzoni scritte e cantate da Eddie Vedder ) imperfetto, a volte noioso (come può esserlo On the Road), ridondante, non mi ha fatto di certo venir voglia di fuggire in Alaska a cacciare Alci e Scoiattoli e a nutrirmi di bacche ed erbette. Però lo ripeto. E ripetetelo con me, se volete: la felicità è reale solo quando è condivisa.
20 agosto 2008
SE C’E’ LA GOCCIA, E’ GYM...
L’indice e il medio non consumano calorie. Il polso si stanca di essere trascinato avanti, indietro, a destra, a sinistra ma sempre sul mio quarto di scrivania. E per alleviare il mal di schiena una bella passeggiata destinazione sgocciolatoio. Tutto qui. Ma da adesso e fino all’inizio della stagione agonistica di pallanuoto divento un animale da corsa. Ed è subito gradevole la carezza del vento tra i capelli, mi sento come Pirlo pronto a calciare una precisissima punizione o a consigliarti un ottimo parrucchiere. Oppure un pirla che dopo un centinaio di passi inizia a cercare una Motivazione che spazzi via il fiato grosso il dolore al fegato alle caviglie alle spalle e soprattutto asciughi l’alluvione di sudore in arrivo. Così cambio argomento ai miei pensieri, osservo il canneto che cresce sul lungofiume dello Staggia, il bocciodromo ombreggiato da alberi rigogliosi. Ho già detto altrove che da qui Poggibonsi non sembra nemmeno male. Ai lati del nastro verde ci sono piccoli fazzoletti di terra coltivati e recintati, zeppi di pomodori, susini, peschi, e tante altre piante che nella velocità non riconosco. Poi arrivo alla piscina del Bernino, di recente pitturata di giallo e rosso (sigh), e mi fermo a frascheggiare sotto ai pini e rubo qualche mora dai gelsi ai lati della strada. Come Kung-Fu Panda riconosco che mi muovo così da poter mangiare qualcosa. La Motivazione : il Cibo. Poi corro ancora, faccia al sole fino all’auto, mi asciugo, bevo acqua fresca e me ne vado...
18 agosto 2008
I FEEL BLUE LIKE MONDAY MORNING
La sveglia non ha suonato benché fosse impostata a dovere. Mi sono svegliato con un considerevole ritardo al suono dell’aspirapolvere. Senza poggiare i piedi per terra mi sono docciato asciugato vestito colazionato e sono fuggito in auto. L’autopalio è una pista tutta per me: avvicino, scarto e supero le poche macchine in giro incurante degli autovelox. Entro con solo 10 minuti di ritardo per scoprire che:
Il server in ufficio ha probabilmente subito danni dal maltempo di ferragosto.
Nessuno ci sa mettere le mani.
Il sistemista di fiducia è in vacanza, irreperibile fino a mercoledì.
Dopo che Alessio è riuscito a collegare un hard disk esterno al Pc05, a creare nuove connessioni di rete, comprendere che comunque il plotter non ti vede, non ti caca e non ci sente se non passi dal suddetto server di M...A
Sospesi nel tempo, aspettiamo una luce
ICO AL SOLE
Potessi trattenere sulla mia pelle il calore del sole d’agosto. Vorrei nasconderlo fin dentro le ossa, non sprecarne neanche un prezioso raggio. Conservarlo come un ricordo o un balsamo, come una medicina. Mi servirebbe nei giorni scuri dell’inverno e in quelli stanchi di lavoro, oppure adesso che è ferragosto e sta diluviando. Un uomo a sangue freddo. Così G su di me.
Le ore più calde sono le migliori. Gli anziani petulanti arzilli e mattinieri non reggono il caldo e se ne vanno a farsi due spaghi e una pennica. I bimbi con servitù genitoriale sono accompagnati all’ombra della pineta o dovunque desiderino fino almeno alle 17. Si può dunque ricominciare a sentire il rumore delle onde sulla battigia con un ritmo che culla i sonni migliori, i sogni caldi dell’estate.
26 luglio 2008
GONE TANNING
23 luglio 2008
IT’S TIME FOR SOCIAL NETWORK
Stop hiding yourself!
E’ davvero giunta l’ora di aprirsi al mondo, di recuperare per quanto è possibile relazioni e conoscenze distanti dal consueto asse Valdelsa-Firenze. Sono iscritto da più di un anno a Myspace, ma non ho mai aggiornato il profilo, né cercato persone che conosco a parte Matteo e Laura, mentre sono stato contattato in modalità random da people from USA le cui intenzioni ancora non mi sono chiare. Poi durante la trasferta di giugno a Cagliari ho pensato di iscrivermi a Facebook, lasciando colpevolmente vuoto il profilo, niente foto né messaggi, né alcuna notizia di me. Giorni dopo scopro di essere stato scovato ( è davvero la parola giusta ) da Ilaria Coschiera, una mia compagna delle elementari. Credo di averne perso le tracce dopo il liceo, quando seppi che si era trasferita a Milano, studentessa al Politecnico. Ebbene, Ilaria adesso vive e lavora a Chicago. Questo sorprendente contatto, oltre a farmi un immenso piacere, ha innescato una divertente caccia al “conoscente”: sto cercando tutte le persone che hanno lasciato un segno nella mia vita, allo stesso tempo sto contattando chi mi è vicino nel tempo e nello spazio. Nell’ordine: Jac da Londra, Edo e Federico da Milano, Rita (momentaneamente) dalla Germania, Antonio da Cagliari, Giulia, Anna, Maria Grazia, Barbara da Firenze, Andrea dalla via accanto, Mirko dalla scrivania accanto alla mia... e scusate se è poco o se ho dimenticato qualcuno. Inoltre sto promuovendo Facebook tra le persone che conosco: è un mondo parallelo giocoso e leggero. Sono anche su Badoo e Linkedin ma non mi divertono allo stesso modo: Badoo sembra più per voyeristi e cucadores, Linkedin promuove contatti professionali e io non ho ancora un curriculum di peso... Forza Gente, tutti su Facebook!
THE BRIDE
In un pomeriggio di luglio (sabato 12), nel pieno sole di Piazza del Campo, Ilaria e Maurizio si sono sposati. Ci pensavo durante le ore di spiaggiamento. Ore ad assorbire salutari raggi di sole, a crogiolarmi come una lucertola, anzi, viste le dimensioni come un Drago di Komodo, uno di quei sauri giganti, arrivati fino a noi da epoche remote. E’ il primo matrimonio di amici a cui assisto. Tempi duri. Noi da Colle e dintorni sembravamo una gruppo di trentenni (età media chi più, io meno) svalvolati. Chi si è presentato alla cerimonia imparruccato, chi con occhiali spessi quanto un fondo di bottiglia, chi vestito elegantemente da garofano (Lucia, stavi una favola!) e T-U-T-T-I-----B-E-L-L-I-S-S-I-M-I. Mentre la temperatura in Piazza e sotto la giacca, sotto la camicia dal collo ben chiuso (che sennò si sfigura..) da sgargianti cravatte, raggiungeva temperature mai viste a queste latitudini, si facevano le 16 aspettando Ilaria. Il matrimonio è durato poco, nella rutilante sala allestita per le cerimonie nel Palazzo del Comune di Siena. Dopo il consueto lancio del riso e del bouquet, più che lancio un’aggressione alimentare in piena regola, mentre gli sposi se ne andavano per le foto, abbiamo rinfrescato il pomeriggio con un ottimo Spritz. Dissetati, ci siamo mossi compatti verso l’agriturismo per l’aperitivo e per la cena, previa deviazione verso casa dei neosposini per fare un po’ di confusione. Deviazione, devianza, perversione.
Oh quanto è corto il dire e come fioco /
/ al mio concetto! E questo, a quel ch’io vidi, /
/ è tanto, che non basta a dicer ‘poco’.
Confesso: i libri di Montalbano li ho nascosti io! Lo smottamento della libreria è opera mia. Ed è pura invidia per un ordine che non avrò più: una volta avevo i libri ordinati cromaticamente, per editore e collana. Poi ho deciso di ordinare per area geografica e cronologia. Per intendersi Thackeray (Frassinelli) insieme a McEwan (Einaudi) perché inglesi, ma uno prima dell’altro perché più vecchio. Un casino irrimediabile. Perdonatemi.
Della cena ricordo Marco detto Scream, l’architettura decadente della torta nuziale, il coscio succulento arrosto, i pici con la Nana, Dio che cosa bona...
PS qualcuno sa che ne ha fatto Blusa della bandiera del Green?
Link diretto alle foto http://marcoandreini81.spaces.live.com/
22 luglio 2008
SPIAGGIAMENTO
Lo spiaggiamento presuppone una spiaggia ampia, bassa e sabbiosa, non troppo frequentata, svizzera, direi. Infatti non c'era nessumo, tutte le vacche frisone sguazzavano in piscina e io e G soli (quasi) sul lungomare. Dalle 14 di sabato ho alzato il culo dalla sdraio alle 19.10 e solo per la promessa di una pizza. Non ero fluorescente, ero radioattivo dal sole preso nonostante la protezione 20 generosamente spalmata dalla comare G. Il giorno seguente ci siamo impossessati di un ombrellone e di due sdraio (che tanto gli svizzeri non scendono al mare) e abbiamo goduto al pensiero del carnaio nella vicina spiaggia libera, dove non saremmo mai andati MA NON PER FARE GLI SNOB, bensì perchè G non ama il sole diretto e io ne avevo assorbito troppo il pomeriggio precedente. Si mi sono ustionato il pancione.. e il naso... contenti?
Dunque mattina fresca sotto l'ombrello fino all'arrivo del classico scocciatore. Avevo già avuto a che fare con "l'animatore" in anni non recenti. Nella scala del fastidio nemmeno tanto malcelato si posiziona tra la zanzara e il lavavetri molesto, tra un autobus ATAF pieno d'estate (cioè senza aria condizionata e senza mollette per turarsi il naso dal lezzo marcio delle ascelle altrui), e l'aumento sconsiderato del prezzo della benzina. In pratica non si sopporta. Lei, sì, l'animatore era una donna, probabilmente per contratto deve farsi riconoscere, promuovere le offerte che il villaggio ti fa per occupare il tuo tempo, (non sapendo quanto hai penato per averlo, quel poco di tempo tutto per te spiaggiato in riva al mare a Follonica). Cerca di insinuare il dubbio che, se non approfitti dell'intenso pacchetto RISVEGLIO MUSCOLARE, ACQUAGYM, TORNEO DI BEACH VOLLEY, sei davvero un mentecatto, uno che non si sa divertire e che oltretutto parla con un tono di voce così basso da non farsi sentire dalle orecchie/timpano rotto dell'animatrice.
La quale, manco a dirlo, urla MADDAI MA SEI STANCO? MA NON TI MUOVI? MALLOSAI CHE IO SONO ANDATA A DORMIRE ALLE 5 E ORA SONO QUI PIMPANTE? DAAAAAAAAI VIENI A FARE IL TORNEO DI BEACH...
o te, mallosai che io vò alletto all'una, mi sveglio all'otto, un mi pagano peffà 'ste hazzate di domeniha mattina ANZI, pago io pé stà tranquillo e ortretutto ammé la cocaina pé stà sveglio un me la passano????
18 luglio 2008
8 luglio 2008
CATCH ME IF I FALL
La giornata inizia con una tazza di tè bollente. Earl grey, non zuccherato. Intingo il biscotto, Oro Saiwa. Come al solito non calcolo il tempo giusto di immersione : il biscotto si scioglie e resta tra pollice ed indice un moncherino umido. Così appoggio la tazza Marimekko bianca coi fiori verdi e blu. L’appoggio sul bordo della tovaglietta Ikea e mi rovescio tutto addosso. Risultato: jeans, polo, mutande e un calzino da cambiare. Pavimento da lavare. Buongiorno.
Qui sopra la linea di mobili stile Ikea col mio nome... Cool...
1 luglio 2008
…OFFER ME ALTERNATIVES AND I DECLINE...
Mentre sorseggio un cocktail Martini fatto con la mia nuova attrezzatura da barman de noantri (shaker, bicchieri, dosatore...) presa con i punti del supermercato SMA, ascolto un’anteprima illegalissima del prossimo (?) disco dei Guns’n Roses, Chinese Democracy, e mi sembra di precipitare indietro di un bel po’ di anni... Axl, che voce! Ok, il Negroni è decisamente imbattibile e questa calda estate mi ha insegnato anche l’Americano Fusion, con cetriolo e ginger, però pure questo non è malvagio... L’olivetta galleggia sconsolata nel bicchiere vuoto CHE NON RIEMPIRO’ LO GIURO... Così, un sorso dietro l’altro, si addolciscono le preoccupazioni, la nottata non sembra così lunga, le colline paiono spianate e luminose. Finché una domanda si fa largo, chiede risposte, o almeno riflessioni. Esiste qualcosa che vorresti fare / saper fare invece che consumare la vista al CAD fingendo di fare l’architetto? Siccome di progetti grandiosamente irrealizzabili sono pieno, cerco di limitarmi: dirò cose che credo possano funzionare come questo cocktail, come accompagnamento ad una lieve serata estiva. Pagatemi per ascoltare dischi, per scrivere di musica anche se non ne sono capace, fatemi sognare e sorridere come adesso che sto ascoltando il nuovo, inatteso e scanzonato disco dei Sigur Ros. Pagatemi per farvi da bere, mi piace promuovere lo scioglimento dei ghiacci e vedere come vi comportate da alticci. Pagatemi per farvi da mangiare, come sopra, mi piace mangiare e sono grato a chi mi cucina leccornie, fatemelo fare per voi! Pagatemi per raccontarvi tutti gli aneddoti che conosco sugli animali: sono un consumatore vorace di documentari, io! Vi racconterò per esempio di come gli ippopotami maschi dominanti per segnare il territorio spargano escrementi usando la coda come elica. Oppure cosa sognano i castori... Cose così... Come la magnifica e psichedelica seppia gigante che danza e cambia colore, ipnotizza la preda prima di mangiarsela. Sono cose che un architetto può fare o no? OOOOPS il bicchiere che “non avevo riempito” è vuoto di nuovo! Saluti...
30 giugno 2008
TUTTI PER UNO
Lo scorso fine settimana si è giocato un piccolo torneo di Pallanuoto alla piscina Olimpia di Colle Val d’Elsa: hanno partecipato le squadre di Certaldo, Volterra, Versilia e Olimpia Colle. Erano previste due partite il sabato sera, Colle-Volterra e Certaldo-Versilia. Le vincenti avrebbero giocato per il primo posto domenica sera, precedute dalla sfida per il terzo e quarto posto. Sabato abbiamo vinto 14-5: erano mesi che non accadeva e non sapevamo bene nemmeno come festeggiare. Io poi avevo poco da festeggiare, nell’azione che ha determinato la mia seconda espulsione temporanea mi sono procurato una contrattura al deltoide destro: domenica ho assistito da bordovasca alla partita. E domenica abbiamo perso, 7-5, risultato onesto ma viziato dalle solite incongruenze del regolamento di questo strano sport : è possibile nelle gare UISP e nei tornei non ufficiali come il nostro tesserare e far giocare anche atleti provenienti da categorie superiori alla nostra. Come se in un torneo di calcetto amatoriale facessimo giocare Buffon in porta, Chiellini in difesa e Totti in attacco. Bella forza. Quindi complimenti al Certaldo che aveva in rosa alcuni giocatori di serie B nazionale. La nostra squadra senior ha deciso invece di far giocare talenti freschi e decisamente all’altezza: Niccolò, Fiore, Daniele, ragazzi del ’92 credo, che non ci hanno fatto sfigurare. Complimenti a tutti!
24 giugno 2008
ANNA
Più in là, pensavo. Mi dicevo: aspetta ancora qualche mese, giusto il tempo per fare in modo che le cose si sistemino. Ne sono passati di giorni dall’ultima lettera e non ho scuse se non questa incrollabile e presuntuosa fiducia nei miei mezzi e nella mia buona sorte. Credo di aver esaurito il credito con le stelle , oppure, ma è l’ipotesi peggiore, non riesco a riconoscere il buono che mi accade. A due anni dalla laurea lavoro nello stesso studio a Poggibonsi. Ho superato brillantemente l’esame di abilitazione per architetto, ho uno stipendio molto buono paragonato alla media della situazione italiana. Talvolta indosso l’abito e ho anche diverse cravatte e comincio a sentirmi a mio agio. Spedisco il mio curriculum in tutto il mondo ma ancora non interessa: sono pieni, dicono, di neo-laureati, interessano professionalità specifiche che temo di non poter raggiungere da qui. La realtà ordinaria, spesso misera e inconsistente nella ripetizione forzata delle stesse cose da fare ogni giorno mi stanca. Il piacere della lettura, della visione di un film o di una serie tv ( sono diventato un “serial addicted”, ne dovremo parlare prima o poi perché sono sicuro che la nuova forma di letteratura sia lì) è diventata una frustrante tortura: continuare a immaginare vite, desiderare di viverle sapendo di non poterlo fare, è sfiancante. Forse non ho fatto la scelta giusta scegliendo di diventare architetto. L’architettura è davvero una passione per me e da quando l’ho capito non riesco a vedermi fare altro se non come ripiego. Ora la domanda: in Italia? Giro intorno ai miei propositi. Avevo comprato un biglietto di sola andata via da questo Paese. Sono rimasto perché è arrivato il contratto e ho deciso di darmi ancora tempo qui. Il contratto non è ancora scaduto, ma la mia pazienza è esaurita. Non dovevo scrivere, non avrei dovuto nemmeno pensare queste cose. Mi hanno detto che non so accontentarmi, che devo fare gavetta. E se invece stessi perdendo tempo? E se ricominciare da capo altrove fosse più gratificante che continuare uno slalom improduttivo tra raccomandazioni che non ho, parenti/amici che non possono introdurmi nel giro giusto? E se fosse meno faticoso? Leggo i blog di giovani architetti italiani all’estero e fantastico un bel po’. Ora ti saluto con affetto, sperando di non averti rubato troppo tempo e ricordandoti che ti penso spesso.
Federico
ODINO
20 giugno 2008
PETIZIONE
Comincia a dare i frutti sperati la petizione off-line per chiedere l’arrivo dell’anticiclone delle Azzorre sull’Italia. E mentre Odino si addormenta sul palmo della mano con le zampe abbandonate e una carezza continua sulla testa, altri gatti si crogiolano nella nullafacenza dorata (meritata) di questa quasi estate fiorentina. Il pollo al curry ritorna, l’Italia và.
3 giugno 2008
KARALIS / IL PAEASE DI BENGODI / 2
Il motivo del gioioso finesettimana passato a Cagliari è stato il Festarch, quattro giorni di eventi, incontri con archistar, architetti, designere scrittori nazionali e internazionali. Gente del calibro di Inaki Abalos, OMA, Metrogramma, Patricia Urquiola, Fabrizio Novembre, Piero Lissoni, Oliviero Toscani, Richard Mason e tanti altri.. http://www.festarch.it/
In questi giorni abbiamo seguito molte conferenze, ascoltato opinioni e ne è uscito un quadro altamente desolante per lo stato dell’architettura in Italia. Cose del resto già note. Ma il fegato grosso me l’ha fatto venire un architetto danese, Bjarke Ingels (http://www.big.dk/ sito smart, andateci) di soli 34 anni, mi pare. Ebbene lui già da quando aveva 27-28 anni progettava (e fin qui niente di nuovo) e COSTRUIVA! Cioè, aveva qualcuno che lo faceva costruire, investiva sulle sue capacità invece di fargli disegnare bagni (facendogli credere che è per il suo bene...) Il BENGODI STA IN DANIMARCA. E io sto a rosicà. Giuro non aggiungo altro per carità e perché non ho parole. Sto a rosicà.
KARALIS / IL PAEASE DI BENGODI / 1
Nel gioioso finesettimana passato a Cagliari, “lungo” grazie al Presidente Ciampi e alla Signora Franca che hanno ripristinato la festività del 2 giugno come Festa della Repubblica, l’unica cosa che non è mancata è stato il cibo. E’ impressionante l’elenco delle leccornie di cui mi sono gloriosamente abbuffato senza ritegno in barba ad ogni velleità dietologica. Qui sopra il sigillo e l’imperatore, il maiale al forno, il porcetto, il maialetto, chiamatelo come volete: poveri voi che non l’avete addentato! C’è stata la Panada con agnello, piselli e zafferano. La Fregola con le Arselle, una minestra così saporita da risuscitare i morti. E la frittura di paranza: c’erano triglie di scoglio, muggini, calamari e gamberi. E risotto con ogni bendiddio di pesci e crostacei e mitili... Eppoi Bottarga la Regina, tonno e pescespada di Sir Quirino, Cannonau e Vermentino. Mirto della zia MTM che lo annusi e inspiri la Gallura intera, dolce, aspra e forte, fiera e generosa. A raccontarlo mi sento sazio. E felice. Grazie a tutti.
28 maggio 2008
ARCH/UNIFI
Dopo aver ricevuto una lettera dell’ Università Degli Studi di Firenze che richiedeva il mio 5 per 1000 ho pensato. E ho scritto.
Quello che ho fatto altrove qui non serve.
L’organizzazione, l’inclinazione allo studio, la curiosità sono materiale da discarica.
Come se fosse un’esperienza educativa radicale, l’università di architettura di Firenze non si appoggia, esaltando, su quello che sei per farti crescere ma presuppone una tabula rasa.
Anni per toglierti ogni velleità di ordine, ogni personalità, per spogliarti della tua identità. Speri che, finita la parte DESTRUENS, inizi la parte COSTRUENS, insomma: speri che insegnino qualcosa.
E INVECE NO! Satura di abitudini e concrezioni sinistrorse post-sessantottine, la “FACOLTA’ DEL BENALTRO” ti tira un calcio mirato nei coglioni e, generosa nel consegnarti il foglio di via, pardon, il diploma di laurea, ti invita a sloggiare.
E INVECE NO! Vogliono poter disporre del tuo tempo, dei tuoi soldi, delle tue migliori energie. Sono solo un anticipo degli studi che ti sfruttano mesi per un misero rimborso spese, perché loro vogliono essere pagati e pretendono un alto status sociale di responsabilità e cultura. Sono Feccia.
Ti blandiscono con una bolsa retorica populista ( mi è capitato di progettare un parco pubblico che comprendesse un’area dedicata ad “orti sociali collettivi”, roba da gulag.) Ti annusano. Sanno cosa sei e fanno di tutto per farti somigliare a scribacchini falliti. Come loro. Le solite facce insegnano utopie, poi te le ritrovi all’esame di stato, seriosi e compunti, a farti la predica su come lo studente di oggigiorno sbagli grossolanamente ad imparare, su come perda tempo dietro ad insulsaggini quando non sa neppure come si fa il calcestruzzo in cantiere. PORCA PUTTANA, NEL LIBRO DI TECNOLOGIA DEL FURIOZZI CHE CI AVETE FATTO COMPRARE C’E’ DESCRITTA L’ANALISI CHIMICA E LE REAZIONI CHE CREANO IL CLS MA NON C’E’ SCRITTO COME SI FA. Punto.
17 maggio 2008
PASSI
Parcheggio l’auto col muso accostato alla siepe di gelsomino. Una tortora si sporge dal ramo dell’alloro che fa ombra sul piazzale e prende il volo. Finalmente anche quest’anno le rondini sono tornate ad abitare il nido. Scendo dall’auto, saluto da lontano una zia, china sull’uscio a sgusciare piselli freschi dell’orto. Nini, a’visto? Cosa, zia? Stanotte enno stati da Giovanna di’Salvi! Chi? I ladri! . . . ma lei un dormiva checcià i rematisti, l’ha visti e ha chiamato la pulizia! . . . poi enno entrati da Angiolina, quella che mi fa le pulizie, ora come si fa? . . . nel secchio a sinistra i piselli da sgusciare, nel secchio a destra le bucce, nell’insalatiera tra le ginocchia i piselli sgusciati. Mi giro attorno, osservo con attenzione il giardino, la ringhiera: alle sbarre del cancello fango secco. Forse qualcuno scavalcandolo ha lasciato residui di sporco. Intorno a casa nostra molti orti, noi non l’abbiamo. Qualcuno che da un orto del vicinato sia entrato nel nostro giardino? Impronte sul marciapiede e tutt’intorno alla casa. Le spie luminose dell’allarme hanno fatto desistere qualcuno dal provare ad entrare? Tutto questo sa di già visto. Già sentito. Chi non sente e continua a dormire. Chi si sveglia e trova la sorpresa. Chi non c’è ma ci sarà. A me il sonno ancora non lo tolgono, ma pare che solide mura non bastino a offrire protezione.
14 maggio 2008
100.000
Un nuovo inizio: una revisione in concessionaria. Forse anche una luce più chiara dopo un allenamento intenso. Ho progetti a medio termine che hanno attivato felici incontri tra i miei neuroni solitari. E da lì alle mani, alla matita al foglio bianco che non temo più. Immagini e parole: quello che so fare.
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