28 ottobre 2008

THE BIRKIN IS COMING

Durante i periodi di siccità il coccodrillo se ne sta interrato nel fango secco, immobile a captare l'umido del terreno: è in attesa di tempi migliori, di una preda succulenta. In seguito alle piogge di stamattina sono stati avvistati Coccodrilli tutti attorno a Salceto. Uscivano dai loro uffici slacciandosi con un morso la cravatta, sguazzavano nel fango. Si è aperta la caccia. Per una cintura, un portafoglio, una pochette per la signora, una lacrima preziosa.

24 ottobre 2008

THE GREAT ESCAPE (with a very big house in the DownUnder country?)

Ho scritto altrove che le parole, qui, generano riverberi imprevedibili. E allora sto bene attento a quello che comunico. Come al solito troppo formale, egoriferito, strabico a forza di guardare vicino sempre più vicino. Non mi viene naurale, non ho scioltezza. Però salto di sito in sito intorno al mondo. In questi giorni di dismissione e di passaggio di consegne non ho molto da fare. Allora cerco un luogo nel mondo a cui appartenere. Vorrei, non vorrei, ma se vuoi. Tra le verità: la presunzione di considerarmi necessario quando in realtà tutto proseguirebbe stancamente come prima. Tra gli alibi: non riesco a fare qui quello che vorrei fare. Fin dove arriva l'autofraintendimento? Quanto sono reali queste corde che sento strette sempre più strette? Fa caldo perché resto fermo e non so dove né come muovermi. Sono uno di tanti.

17 ottobre 2008

WINDOW AJAR: Just add water

Il letto è diventato scomodo.
La stanza è sempre più piccola.

4 ottobre 2008

TRA 5 MINUTI, A PIEDI

MONACO 29 SETTEMBRE 2008
Buona la terza. Tutto è filato liscio ieri. Il Risveglio: tiepido aprire gli occhi immerso inuna luce di bel tempo, poi la doccia calda, la colazione con latte e biscotti, ma senza fretta, smaltita l'impazienza. Il Pranzo: un'affollata birreria del centro, con una schneider weisse OTTIMA, carni in tutte le salse, maiale arrosto, stinco di maiale, maiale marinato, gran selezione di wurstel con crauti, canederli di patate, senape e pretzl. Inoltre uno stupendo fraintendimento: Sara e Stella ordinano fiere un piatto di formaggi misti, una specialità bavarese. Ma in Baviera ti danno una mano: usano sminuzzarti e suddetti formaggi e servirteli sotto forma di un budino formaggioso e arancione. Cesss. Insomma ci siamo sfondati e il conto è stato di 17,50 euri a testa. Avete capito bene DICIASSETTEEURIECINQUANTAMANCIAINCLUSA... ...MENODIUNAPIZZAEBIRRAINCENTROAFIRENZE... Il Pomeriggio: niente altro che un lento avvicinarsi alla sera. Prima delle 16 eravamo già in zona Okt. C'era sole alto e temperature miti: gli stand tutti aperti. Siamo così finalmente entrati senza fila nello stand più bello e con la musica migliore: Hacker-Pschorr. Le pareti interne sono tutte dipinte, il palco ruota e i musicisti sono troppo cool: avevano giacche animalier, chitarre/bassi customizzati a forma di boccale di birra o cuoricini pan di zenzero. Probabilmente abbiamo rovinato la serata a qualcuno: ci siamo accampati ad un tavolo dove c'erano, a loro dire dalle 9 della mattina, un gruppo di liceali minorenni, tutti maschi, coi primi peli dei baffi e l'apparecchio ai denti. Le loro intenzioni: abbiamo un tavolo nostro, abbiamo spazio, le ragazze saranno colpite e verranno da noi. YOU'RE WRONG. Si vede che non conoscono le tattiche degli animali che si rubano le case... (paguri di tutto il mondo, questo è per voi) Prima ci siamo appioppati per una birra, poi un po' di spazio per far sedere Stella e Sara, poi le ore passano e la folla si fa sempre più soffocante e le pèorte dello stand sono apertissime, poi non c'è altro posto dove andare e iniziamo a ospitare altra gente al tavolo. I ragazzini sono basiti, nessuna ragazza ma un gruppo di italiani che li sfratta... Resistere è futile. Uno dopo l'altro se ne sono andati. La Serata: scivolata via senza sforzo, superato lo scoglio del secondo litro si perde la percezione dell'incedere lento del tempo ( o sei un poco alticcio o non ce la fai a reggere 6 ore continue a bere birra e ballare sui tavoli) e allora abbiamo ballato, cantato, bevuto, saltato sulle panche. Le Hit: I Will Survive (a squarciagola), Can't tak emy eyes off of you, Smoke on the water, Summer of '69, Sweet home Alabama... Presto, qui o su Facebook, foto e video. Prosit

3 ottobre 2008

BLACK OUT

MONACO 28 SETTEMBRE 2008.
Ho superato indenne la seconda serata all'Okt+Antipasto. Continuava la sensazione di spaesamento, di confusione, insomma ero ancora un po' brillo. Ho cercato di ricostruire la serata di venerdì, questa volt acon l'aiuto di filmati e fotografie. Ho un sorriso brillante e vincente, o almeno riesco sempre a mettermi bene in posa, ma faccio cose che non ricordo. Un blackOut dall'una di notte al mezzogiorno del giorno dopo. I ricordi che ho sono una manciata di immagini dove stento a riconoscermi. Anche qui mi sono promosso versatore di alcol in gola nonchè gran scolatore di fondi di bottiglia. La cronaca del secondo giorno ci vede stanchi e sfaticati uscire di casa a pomeriggio inoltrato. Un salto in centro per un bancomat e via alla festa. Arriviamo decisamente tardi e ci mettiamo quasi due ore per entrare allo stand della Lowenbrau. Ci troviamo u tavolo, ci insediamo e via col primo litro. L'atmosfera non è granché, l'orchestra stenta a coinvolgere, ma questi, abbracciati ad una fresca bionda sono dettagli irrilevanti. Intorno a noi avevamo qualche provocatore, ed è cosa strana: il clima festoso che si beve e si respira spinge al brindisi, non al risentimento. Ma questi erano italiani, della peggior specie, tifosi che intonavano coretti da stadio, si esibivano in saluti a braccio teso. La solita merda che intasa quel cesso di paese che è l'Italia. Fate schifo. Abbiamo cominciato ad attirare i vomitosi: ci hanno offerto una vista privilegiata sulla loro cena, tipo Jackson Pollock. Tranne un tipo di Sidney, un resistente oltre ogni limite, che si è tenuto tutto dentro per ore nonostante i conati: un eroe. Per arrivare al caso umano: ACE, un SudKoreano il cui nome sembra un succo di frutta ma si pronuncia come il ghiaccio, studente a Londra, da solo in giro per l'Europa. Capitava aMonaco per qualche ora prima di muoversi verso Francoforte alle Tre di notte. Ero ancora a metà del secondo boccale quando hanno iniziato a sbaraccare. Ore 22:30 : GameOver. E qallora via all'Antipasto: il vero obiettivo e punto di raccolta di noi Valdelsani all'Okt. Vere femmine teutoniche in fregola che si avvinghiano e ballano strette a Fabrizio (uno dei proprietari) e a chi gli passa accanto, sulle note di Nek, della Nannini o Umberto Tozzi. Ieri sera è tornata la mitica Sciabola, il metodo migliore e scenografico per stappare bottiglie di Ferrari. E poi prosecco, antipasti vari e alla fine della serata, verso le tre, una bella Zuppa bollente, una specie di fagioli all'uccelletta con salsiccia piccante in brodo. Il mio intestino sta ancora maledicendo. Siamo tornati a casa verso le 4. Sara e Stella molto alticce, in definitiva una serata davvero tranquilla, mai avevo bevuto così poco all'Okt, forse ho fatto pari col giorno prima. Prosit.

1 ottobre 2008

THE QUEEN OF THE DANCE FLOOR

MONACO 27 SETTEMBRE 2008
Stanchi del viaggio, eccitati dal ritrovarsi nel più luccicante paese dei balocchi: ogni passo una tentazione; avevamo in testa solo un obiettivo: cedere. L'ora tarda, le 19:30, era motivo di lunghe file non smaltite agli ingressi degli stand. Jinny è stato il primo a farcela, suscitando pietà (parole sue) e spianando la strada al nostro arrivo. Poi Sara e Stella. Io Simone e Andrea fuori al freddo, benedetta sciarpa, ad aspettare. Come i poverelli, mani alle finestre bordate di tendine a scacchi, a guardare la festa e la gioia alle quali non eravamo ammessi. Ancora. In uno di queste istantanee da Piccolo Fiammiferaio vedo Jinny che parlotta con una Bavarese Atipica, bassa, bruna e cicciona. La vedo e lei mi indica da dentro. Io sorrido mesto e saluto. Così, con inusuale tempismo, guadagno l'ingresso. Da qui in poi la lucidità va sempre più scemando e solo stamattina, incrociando racconti altrui, qualche ricordo opaco e alcolicamente compromesso, posso ricomporre la serata.
La Bav.Atip. non vestiva, come le colleghe, l'abito "di scena" con corpetto strizzatette e aggetto a balconcino, ma una t-shirt nera, tutta tempestata di pietre preziose che diceva QUEEN OF THE DANCE FLOOR, un mito da otto boccali da litro che sgusciava meglio di una lucertola tra la massa fluida di bavaresi e stranieri ondeggiante. Barcollavano e pareva fossero allo stadio a fare la OLA. Seduto al tavolo che abbiamo occupato stava un signore sulla sessantina, uno spagnolo coi baffi alla catalana e abito bavarese che si lamentava del fatto che il suo litro non fosse pieno a dovere. Un californiano di origini italiane, Giovanni Serra, raccontava di un matrimonio celebrato da qualche parte in Italia. Sara, tormentata da un bavarese fa finta di essere la mia ragazza e lui ammette candidamente di essere gay e si dispiace del fatto che ai cazzi piacciano le fiche. Il tutto detto sotto gli occhi sgranati della moglie lì accanto.
Mi fa male la testa a stare concentrato e scrivere, ma devo farlo. Credo di aver bevuto 3 litri di birra, sorso più, sorso meno, quasi senza aver cenato: un viustelino+ senape all'ingresso e un pretzl condiviso con gli altri. Stavo una favola. Mi hanno trascinato su una specie di ottovolante dove non ho nemmeno urlato tanto ero terrorizzato. In fila per salire un ragazzetto inglese si vantava di essere un prete e mi voleva sposare. Con Sara, credo. Usciti dall'Okt siamo andati all'Antipasto, enoteca ristorante gestita da amici italiani frequentata da bavaresi. E' qui che tutto è degenerato. Abbiamo ballato con alcuni reduci dell'Okt, cantato canzoni italiane ("you're a textbook" mi è stato detto). Clima gioioso, prosecco e troiaini da mangiare. Poi non ricordo (non posso scrivere) tante altre cosucce che posso aver fatto... ma tanto chi se ne frega, no? Ho qualche frammento, tipo che sono dentro una siepe, cerco una scarpa e trovo un coltello. Esco rotolandomi sull'asfalto. A casa in taxi, scrivo un SMS verso le 4:13. Faccio 3 foto:imbarazzanti. mi metto a letto? mi sveglio a mezzogiorno, circa tre ore fa nella stanza dei pampini teteski, Damian e Salome, col piumino ripiegato sulle gambe. Sono confuso ma oggi è un altro giorno.
Stay tuned

24 settembre 2008

GOOD LUCK

Questo è per me. Quindi qui è per tutti voi. Chincaglieria o paccottiglia new age sedicente portafortuna. Ok. Troppo cinico. Mi capita sotto tensione. Non riesco a sciogliere il ghigno dal volto. Ricomincio. Questo è per me, dunque per tutti voi. Per chi cerca una BDC (e non è una Bici Da Corsa) e semina e semina. Per chi vuole togliersi gli occhiali e talvolta lo fa molto bene. Per chi fa quiz e diventerà milionario. Per chi di secondo lavoro fa il maestro di combattimento e colleziona allievi. Per chi si traveste, cuce, incolla e si diverte un mondo. Per gli architetti ammaestrati (Monkey CAD). Per tutti i gatti del mondo con un pensiero speciale a Birba e Odino. Perché oggi mi va così. Sto per spiccare il volo, non so se è la prima volta, mi tremano le piume. Io SO volare. Non ho bisogno di convincermene

22 settembre 2008

T(h)OM T(h)OM (...and you'll find your way...)

Capita anche al protagonista di Caos Calmo, quindi non sono il primo, e forse non è nemmeno grave. Sarà dunque un’invenzione narrativa di Veronesi oppure c’è del vero? Il fatto è che Thom Yorke mi parla. Capita sempre con maggiore frequenza che io stia ascoltando musica random dal mio IcoPod, non prestando attenzione a quello che ronza nelle mie orecchie. Poi arriva una canzone dei Radiohead, (che culo, dirà qualcuno di voi… a me piacciono…) e la voce di Thom brilla, languida sirena che non posso fare a meno di ascoltare. Ma non capisco tutto: nel flusso di suoni e musica, parole mormorate, appena udibili, all’improvviso una frase emerge, e capisco che è per me, per il mio destino, una risposta alle mie domande.

After years of waiting

After years of waiting nothing came

And you realise you're looking,

Looking in the wrong place

E mi spiaccico sulla tastiera, le braccia scese penzoloni e stanche, il mouse imperterrito a disegnare linee sbilenche che cancellerò. Chi è che mi toglie il terreno da sotto i piedi? Ho mai avuto qualcosa di solido su cui camminare? Sono troppo pe(n)sante per galleggiare?

Continuo a cercare nel posto sbagliato.

17 settembre 2008

THE DARK SIDE OF THE COTONEASTER

Post a sorpresa sul lavoro di questi giorni. Cercando di raccapezzarmi sulle richieste di un parcheggio che serva come parcheggio ma che non sembri così clamorosamente un parcheggio, cioè il parcheggio serve ma questo qui assomiglia troppo ad un parcheggio, fammelo meno ...parcheggio... (come dire, dammi una donna che faccia la donna ma che non sembri una donna, anzi no, va bene anche se non è una donna ma almeno la donna la deve saper fare, con un maquillage adeguato... insomma ma che vuoi? Luxuria? e allora dillo e non la fare lunga...), cerco di mascherare il possibile, di cespugliare il cespugliabile... io fan dello shaved bush... e moltiplico allungo, dilungo, fotoscioppo, fotosciocco e mi fingo l'intrepido protagonista di missione natura allorché scorgo incespugliato anche un airone... Avete un tagliaerba?

16 settembre 2008

BREAKING NEWS

>...l’avevo detto io che c’è crisi, ovunque c’è crisi (tanks for the lyrics, Bugo)... difatti sono stato licenziato. Il contratto di lavoro come CoCoPro è rescisso con decorrenza dal 2 novembre. Festa dei Morti, se non sbaglio. Tempismo macabro, perfetto...

15 settembre 2008

SUDDENLY I SEE (and God is on my side)

Quanto dolce può essere una vendetta così inaspettata da rendere piacevole anche un pomeriggio afoso di lavoro tra mattoni e calcina? Ho la carie, la pancia piena e ho riso, ho riso e riso alla faccia di molti, di chiunque postuli una superiorità dell’ingegneria sull’architettura. Sono cresciuto come studente di Ark all’ombra di un latente conflitto tra architetti e ingegneri. Tra chi sogna con i piedi tra le nuvole e chi concretizza come meglio può senza fronzoli o pretese artistiche. Tra chi vive la gravità come un impiccio e chi la respira come l’aria, come cosa necessaria. In questo mondo duale ci sono tuttavia incontri fortunati. L’architetto può immaginare qualunque costruzione, tanto c’è Ove Arup. E nel piccolo mondo della professione in provincia si trova di tutto. Anche un ingegnere esibizionista frustrato ( senza essere Calatrava purtroppo ) che non può fare a meno di mostrare le sue strutture nei modi più rovinosi possibili per una costruzione. Ecco allora che in un appartamento di quattro stanze (bagno compreso, non ce n’è una che mantenga una forma quadrangolare: ad un angolo un pilastro esuberante sbuca di 5 centimetri, oppure a metà di una parete c’è un dente di 7 centimetri, oppure il nastro dell’avvolgibile è così incassato nel muro da essere praticamente nella stanza attigua; poi ci sono travi ricalate un po’ dappertutto, con una frequenza particolare nel vano condominiale e nel pianerottolo delle scale... Un tale insieme di castronerie avrebbe comportato la bocciatura in prima geometri. Io, architetto, ho la casa progettata da un geometra: ha delle ingenuità, ma se avessimo anche solo una stanza con quelle riseghine, con quei dentini che non sanno di niente, l’avremmo fatto nero... e dunque l’ingegnere vuole che si veda che ha fatto le strutture, che le ha fatte belle GROSSE e che il palazzo non cade... e io che pensavo che simili vanità fossero una rendita di posizione dei soli architetti, mi devo ricredere: anche l’Ing si piace e vuole piacere. Ma se è così, perché non ha fatto architettura e non lascia fare le strutture a chi lo sa fare?

11 settembre 2008

THE BEST OF YOU

Un Loop ordinato e persistente, chiara la domanda, ambigua la risposta. ..."is someone getting the Best of You?"... L'ambiguità è temporeggiare anziché rispondere direttamente sì. E temporeggiare è inventarsi eccezioni, addolcire il contesto, perdere di vista l'obiettivo, pensare che c'è crisi, ovunque c'è crisi, lasciare che i neuroni fortunosamente vivi si impegnino a giocare seriamente a giorotondo. Vivere questa ambiguità: non avere il coraggio di perseguire le proprie ambizioni. Con dimessa pavidità, perpetuare questa insolita sindrome di Stoccolma.

10 settembre 2008

CATTIVE ABITUDINI

Come fosse la fine dell’estate, dicevamo, e il primo accenno dell’autunno. Vecchi amici tornano a farci visita, all’ora consueta, nel periodo che sappiamo. Dopo un’estate selvaggia, spiegata al vento della chioma di Renegade, riprende la rassicurante posizione Walker Texas Ranger (Wally per Idelia che anticipa suo malgrado il prossimo film della Pixar Wall-E) e tutti ci sentiamo più sicuri. Ballarò, riposato Floris da una certamente pimpante estate, prosegue l’inutile chiacchiericcio sedicente imparziale, l’impavido tentativo di autoipnosi per convincer(si)ci che la meglio veltroniana gioventù sia il meglio che si possa desiderare. Dunque lo psicodramma edipico/epidico di un partito con troppi padri, nessuna madre e qualcuno che gli ha nascosto la cesta dei balocchi prosegue coi consueti piagnistei e strepiti. Menomale, ora posso dormire meglio... Eppoi Miss Italia, che lo scorso anno aveva prodotto uno spettacolo di rara dissociazione (tra conduttori, tra i giurati, tra la Goggi e la sua bocca, tra Mike e il suo cervello... etc) quest’anno ci sorprende richiamando addirittura quella bruschetta di Carlo Conti. Ma, dico io, già che c’erano potevano richiamare Frizzi... E mentre cominciano anche gli allenamenti serali di Pallanuoto, ovviamente senza un allenatore ma con tanta voglia di strafare, mi trovo a consultare l’oracolo del palinsesto, per decifrare il mio futuro televisivo italiano. Aaaahhhhhh ancora nulla dalla De Filippi... no, no aspettaaaaaa c’è il Ballo Delle Debuttanti, questo si che me lo guardoooooo... ( pare che verso la terza puntata di ballo ininterrotto il programma vada a chiamarsi il Callo Delle Debuttanti...) Poi ci penso su e ringrazio il cielo ( o qualunque cosa vogliate, è lo stesso) per essere così snob e per allenarmi tardi la sera, per lavorare tutto il giorno. Per avere giusto il tempo per vedere “qualche” serie americana ( chi mi conosce lo sa ). E tra le abitudini peggiori, dannose per il corpo e lo spirito, c’è quella di lamentarmi, magari silenziosamente dentro di me (ma quando mai) o in maniera molesta e irritante (un po’ di sincerità non guasta mai). E voi, quali sono le abitudini che vi condizionano?

9 settembre 2008

ON TV ( on Tomato’s Verge )

E’ tornato il tempo della pomarola.

1 settembre 2008

FIREWORKS ( just ‘cause you feel it doesn’t mean it’s there )

Alti nel cielo, vicini, si fa fatica a piegare la testa fin lassù. Vicino ad Andrea, Marco, Walter. Gli altri non so. Al primo botto di richiamo, mi sono indirizzato frettolosamente verso i margini del giardino, da dove osservare meglio e senza ostacoli, i fuochi d’artificio e così li ho persi tra la folla. Ho attraversato la siepe e sono spuntato sul marciapiede di una strada chiusa al traffico, transennata con il nastro bianco e rosso. La crisi dei consumi, presenzialista come al solito, si è fatta sentire anche qui. Dove anni fa assistevamo ad un’incessante marcia di luci e tuoni, girandole, lampi blu che trascolorano in verde, in rosso, in giallo, ad una continuità luccicante e dorata, avvincente dall’inizio alla fine, stasera pare sia rimasto uguale soltanto la durata dello spettacolo, mezz’ora. Con la metà dei fuochi. Dunque uno scoppio. Poi un bel po’ di silenzio impaziente. Un lampo colorato. Poi il buio e nelle pupille la traccia di una luce. E in quel buio e in quel silenzio, un frammento per volta, alcune immagini mi sono passate davanti agli occhi.
Sono con Camilla e Francesca. Vaghiamo Oltrarno dopo una prima bevuta al Mojo. E’ appena iniziata la festa del PD. Poca gente in centro. Solita gente tra Zoe e Negroni. Poi passa Nicco con bionda ossigenata al seguito. Accompagno Cami a fare il bis. Ci facciamo delle foto. F si vergogna della scollatura.
E’ mattina, presto per una colazione. Sulla veranda del Mediterraneo aspetto con Giulia che Silvia ci raggiunga. Dobbiamo partire tra poco. Lasciare la Gallura, tornare a Cagliari. Tutto bianco.
Da dietro un piccolo olivo osservo una decina di coppie di persone coinvolte in un tango appassionato. Non si staccano gli occhi di dosso. Io sono sul bastione Saint Remy a Cagliari. Loro non lo so, ma deve essere un posto interessante.
Questo è il bagno dello studio. Mi sciacquo la faccia. Cerco di stare meglio.
E ora che siete tutti in fila aprite bene le bocche che ve le riempio di rum cubano!
Oddio Vinicio come fai a non sudare sotto quella pelliccia... dai ci troviamo davanti al battistero qui al palazzo ducale... ma qui siamo in piazza del Campo a Siena...
Piccolo Odino!
Ti amo, bimba, ma è così complicato stare qui...
Questo gatto grigio, Trattore, ha capito molto bene a chi chiedere da mangiare...
La schermata dei blog di Professione Architetto è sempre la prima da consultare al mattino e da oggi SONO AMICO DI HOLDEN evvaiiiiii
Le previsioni danno nuvole nere. Come fosse la fine dell’estate.
BUM
BUM
BUM

26 agosto 2008

INTO THE WILD ~ Happyness is only real when shared

Non poteva esserci un film così distante da me. La mia adesione piena all’occidente privilegiato, consumista, cattolico, artificiale, bianco, xenofobo, gerarchico, controllato, decadente, è palese. In questo momento non mi sento di rinnegare niente, d’altronde non vedo perché dovrei. La felicità è reale solo quando è condivisa. Questo viene inciso con un coltellaccio su una tavola di legno, appena sopra la firma, dentro un autobus abbandonato nel mezzo dell’Alaska, poco dopo il disgelo di inizio primavera, per mano di un ragazzo capitato sull’autobus per caso e in Alaska per scelta. Alla fine del viaggio, alla fine della vita, indebolito dall’ingestione di piante velenose, il ragazzo si riprende la propria identità, deponendo lo pseudonimo che l’aveva nascosto dalla famiglia e dagli affetti di sangue, e accompagnato “sulla strada” nelle tappe di avvicinamento alla sognata Alaska. Il film è struggente. Dall’inizio alla fine. Senza retorica. Io non sarei mai scappato dalla famiglia per raggiungere un ideale utopico di equilibrio con la natura. Non mi piace l’occhio troppo soggettivo della camera che enfatizza il sublime della natura. Non ce la farei a stare anni senza contattare i miei. Né vagabondare al seguito di hippy tanto più tristi quanto adulti e disillusi. Via dalla pazza folla solo per andare in una lussuosa ed esclusiva SPA. Altro che Alaska. Traiettorie oscure hanno smosso ricordi di pensieri adolescenziali, abbozzi di sogni come cartoline polverose di cui non conosci più il mittente. L’umanità del ragazzo, la purezza e la caparbietà. La lucida follia. (cliché tra i più consunti). Quante Lacrime. Questo inno alla vita (e il maestoso ricamo di canzoni scritte e cantate da Eddie Vedder ) imperfetto, a volte noioso (come può esserlo On the Road), ridondante, non mi ha fatto di certo venir voglia di fuggire in Alaska a cacciare Alci e Scoiattoli e a nutrirmi di bacche ed erbette. Però lo ripeto. E ripetetelo con me, se volete: la felicità è reale solo quando è condivisa.

20 agosto 2008

SE C’E’ LA GOCCIA, E’ GYM...

L’indice e il medio non consumano calorie. Il polso si stanca di essere trascinato avanti, indietro, a destra, a sinistra ma sempre sul mio quarto di scrivania. E per alleviare il mal di schiena una bella passeggiata destinazione sgocciolatoio. Tutto qui. Ma da adesso e fino all’inizio della stagione agonistica di pallanuoto divento un animale da corsa. Ed è subito gradevole la carezza del vento tra i capelli, mi sento come Pirlo pronto a calciare una precisissima punizione o a consigliarti un ottimo parrucchiere. Oppure un pirla che dopo un centinaio di passi inizia a cercare una Motivazione che spazzi via il fiato grosso il dolore al fegato alle caviglie alle spalle e soprattutto asciughi l’alluvione di sudore in arrivo. Così cambio argomento ai miei pensieri, osservo il canneto che cresce sul lungofiume dello Staggia, il bocciodromo ombreggiato da alberi rigogliosi. Ho già detto altrove che da qui Poggibonsi non sembra nemmeno male. Ai lati del nastro verde ci sono piccoli fazzoletti di terra coltivati e recintati, zeppi di pomodori, susini, peschi, e tante altre piante che nella velocità non riconosco. Poi arrivo alla piscina del Bernino, di recente pitturata di giallo e rosso (sigh), e mi fermo a frascheggiare sotto ai pini e rubo qualche mora dai gelsi ai lati della strada. Come Kung-Fu Panda riconosco che mi muovo così da poter mangiare qualcosa. La Motivazione : il Cibo. Poi corro ancora, faccia al sole fino all’auto, mi asciugo, bevo acqua fresca e me ne vado...

18 agosto 2008

I FEEL BLUE LIKE MONDAY MORNING

Allora:

La sveglia non ha suonato benché fosse impostata a dovere. Mi sono svegliato con un considerevole ritardo al suono dell’aspirapolvere. Senza poggiare i piedi per terra mi sono docciato asciugato vestito colazionato e sono fuggito in auto. L’autopalio è una pista tutta per me: avvicino, scarto e supero le poche macchine in giro incurante degli autovelox. Entro con solo 10 minuti di ritardo per scoprire che: Il server in ufficio ha probabilmente subito danni dal maltempo di ferragosto. Nessuno ci sa mettere le mani. Il sistemista di fiducia è in vacanza, irreperibile fino a mercoledì. Dopo che Alessio è riuscito a collegare un hard disk esterno al Pc05, a creare nuove connessioni di rete, comprendere che comunque il plotter non ti vede, non ti caca e non ci sente se non passi dal suddetto server di M...A

Sospesi nel tempo, aspettiamo una luce

ICO AL SOLE

Potessi trattenere sulla mia pelle il calore del sole d’agosto. Vorrei nasconderlo fin dentro le ossa, non sprecarne neanche un prezioso raggio. Conservarlo come un ricordo o un balsamo, come una medicina. Mi servirebbe nei giorni scuri dell’inverno e in quelli stanchi di lavoro, oppure adesso che è ferragosto e sta diluviando. Un uomo a sangue freddo. Così G su di me. Le ore più calde sono le migliori. Gli anziani petulanti arzilli e mattinieri non reggono il caldo e se ne vanno a farsi due spaghi e una pennica. I bimbi con servitù genitoriale sono accompagnati all’ombra della pineta o dovunque desiderino fino almeno alle 17. Si può dunque ricominciare a sentire il rumore delle onde sulla battigia con un ritmo che culla i sonni migliori, i sogni caldi dell’estate.

26 luglio 2008

GONE TANNING

and this pattern unespected
that simple twist of fate
don't pull the trigger
solve the puzzle
here's your missing piece.
cut your sign into my skin

23 luglio 2008

IT’S TIME FOR SOCIAL NETWORK

Stop hiding yourself! E’ davvero giunta l’ora di aprirsi al mondo, di recuperare per quanto è possibile relazioni e conoscenze distanti dal consueto asse Valdelsa-Firenze. Sono iscritto da più di un anno a Myspace, ma non ho mai aggiornato il profilo, né cercato persone che conosco a parte Matteo e Laura, mentre sono stato contattato in modalità random da people from USA le cui intenzioni ancora non mi sono chiare. Poi durante la trasferta di giugno a Cagliari ho pensato di iscrivermi a Facebook, lasciando colpevolmente vuoto il profilo, niente foto né messaggi, né alcuna notizia di me. Giorni dopo scopro di essere stato scovato ( è davvero la parola giusta ) da Ilaria Coschiera, una mia compagna delle elementari. Credo di averne perso le tracce dopo il liceo, quando seppi che si era trasferita a Milano, studentessa al Politecnico. Ebbene, Ilaria adesso vive e lavora a Chicago. Questo sorprendente contatto, oltre a farmi un immenso piacere, ha innescato una divertente caccia al “conoscente”: sto cercando tutte le persone che hanno lasciato un segno nella mia vita, allo stesso tempo sto contattando chi mi è vicino nel tempo e nello spazio. Nell’ordine: Jac da Londra, Edo e Federico da Milano, Rita (momentaneamente) dalla Germania, Antonio da Cagliari, Giulia, Anna, Maria Grazia, Barbara da Firenze, Andrea dalla via accanto, Mirko dalla scrivania accanto alla mia... e scusate se è poco o se ho dimenticato qualcuno. Inoltre sto promuovendo Facebook tra le persone che conosco: è un mondo parallelo giocoso e leggero. Sono anche su Badoo e Linkedin ma non mi divertono allo stesso modo: Badoo sembra più per voyeristi e cucadores, Linkedin promuove contatti professionali e io non ho ancora un curriculum di peso... Forza Gente, tutti su Facebook!

THE BRIDE

In un pomeriggio di luglio (sabato 12), nel pieno sole di Piazza del Campo, Ilaria e Maurizio si sono sposati. Ci pensavo durante le ore di spiaggiamento. Ore ad assorbire salutari raggi di sole, a crogiolarmi come una lucertola, anzi, viste le dimensioni come un Drago di Komodo, uno di quei sauri giganti, arrivati fino a noi da epoche remote. E’ il primo matrimonio di amici a cui assisto. Tempi duri. Noi da Colle e dintorni sembravamo una gruppo di trentenni (età media chi più, io meno) svalvolati. Chi si è presentato alla cerimonia imparruccato, chi con occhiali spessi quanto un fondo di bottiglia, chi vestito elegantemente da garofano (Lucia, stavi una favola!) e T-U-T-T-I-----B-E-L-L-I-S-S-I-M-I. Mentre la temperatura in Piazza e sotto la giacca, sotto la camicia dal collo ben chiuso (che sennò si sfigura..) da sgargianti cravatte, raggiungeva temperature mai viste a queste latitudini, si facevano le 16 aspettando Ilaria. Il matrimonio è durato poco, nella rutilante sala allestita per le cerimonie nel Palazzo del Comune di Siena. Dopo il consueto lancio del riso e del bouquet, più che lancio un’aggressione alimentare in piena regola, mentre gli sposi se ne andavano per le foto, abbiamo rinfrescato il pomeriggio con un ottimo Spritz. Dissetati, ci siamo mossi compatti verso l’agriturismo per l’aperitivo e per la cena, previa deviazione verso casa dei neosposini per fare un po’ di confusione. Deviazione, devianza, perversione.
Oh quanto è corto il dire e come fioco /
/ al mio concetto! E questo, a quel ch’io vidi, /
/ è tanto, che non basta a dicer ‘poco’.
Confesso: i libri di Montalbano li ho nascosti io! Lo smottamento della libreria è opera mia. Ed è pura invidia per un ordine che non avrò più: una volta avevo i libri ordinati cromaticamente, per editore e collana. Poi ho deciso di ordinare per area geografica e cronologia. Per intendersi Thackeray (Frassinelli) insieme a McEwan (Einaudi) perché inglesi, ma uno prima dell’altro perché più vecchio. Un casino irrimediabile. Perdonatemi. Della cena ricordo Marco detto Scream, l’architettura decadente della torta nuziale, il coscio succulento arrosto, i pici con la Nana, Dio che cosa bona...
PS qualcuno sa che ne ha fatto Blusa della bandiera del Green? Link diretto alle foto http://marcoandreini81.spaces.live.com/

22 luglio 2008

SPIAGGIAMENTO

Lo spiaggiamento presuppone una spiaggia ampia, bassa e sabbiosa, non troppo frequentata, svizzera, direi. Infatti non c'era nessumo, tutte le vacche frisone sguazzavano in piscina e io e G soli (quasi) sul lungomare. Dalle 14 di sabato ho alzato il culo dalla sdraio alle 19.10 e solo per la promessa di una pizza. Non ero fluorescente, ero radioattivo dal sole preso nonostante la protezione 20 generosamente spalmata dalla comare G. Il giorno seguente ci siamo impossessati di un ombrellone e di due sdraio (che tanto gli svizzeri non scendono al mare) e abbiamo goduto al pensiero del carnaio nella vicina spiaggia libera, dove non saremmo mai andati MA NON PER FARE GLI SNOB, bensì perchè G non ama il sole diretto e io ne avevo assorbito troppo il pomeriggio precedente. Si mi sono ustionato il pancione.. e il naso... contenti?
Dunque mattina fresca sotto l'ombrello fino all'arrivo del classico scocciatore. Avevo già avuto a che fare con "l'animatore" in anni non recenti. Nella scala del fastidio nemmeno tanto malcelato si posiziona tra la zanzara e il lavavetri molesto, tra un autobus ATAF pieno d'estate (cioè senza aria condizionata e senza mollette per turarsi il naso dal lezzo marcio delle ascelle altrui), e l'aumento sconsiderato del prezzo della benzina. In pratica non si sopporta. Lei, sì, l'animatore era una donna, probabilmente per contratto deve farsi riconoscere, promuovere le offerte che il villaggio ti fa per occupare il tuo tempo, (non sapendo quanto hai penato per averlo, quel poco di tempo tutto per te spiaggiato in riva al mare a Follonica). Cerca di insinuare il dubbio che, se non approfitti dell'intenso pacchetto RISVEGLIO MUSCOLARE, ACQUAGYM, TORNEO DI BEACH VOLLEY, sei davvero un mentecatto, uno che non si sa divertire e che oltretutto parla con un tono di voce così basso da non farsi sentire dalle orecchie/timpano rotto dell'animatrice.
La quale, manco a dirlo, urla MADDAI MA SEI STANCO? MA NON TI MUOVI? MALLOSAI CHE IO SONO ANDATA A DORMIRE ALLE 5 E ORA SONO QUI PIMPANTE? DAAAAAAAAI VIENI A FARE IL TORNEO DI BEACH...
o te, mallosai che io vò alletto all'una, mi sveglio all'otto, un mi pagano peffà 'ste hazzate di domeniha mattina ANZI, pago io pé stà tranquillo e ortretutto ammé la cocaina pé stà sveglio un me la passano????

8 luglio 2008

CATCH ME IF I FALL

La giornata inizia con una tazza di tè bollente. Earl grey, non zuccherato. Intingo il biscotto, Oro Saiwa. Come al solito non calcolo il tempo giusto di immersione : il biscotto si scioglie e resta tra pollice ed indice un moncherino umido. Così appoggio la tazza Marimekko bianca coi fiori verdi e blu. L’appoggio sul bordo della tovaglietta Ikea e mi rovescio tutto addosso. Risultato: jeans, polo, mutande e un calzino da cambiare. Pavimento da lavare. Buongiorno. Qui sopra la linea di mobili stile Ikea col mio nome... Cool...

1 luglio 2008

…OFFER ME ALTERNATIVES AND I DECLINE...

Mentre sorseggio un cocktail Martini fatto con la mia nuova attrezzatura da barman de noantri (shaker, bicchieri, dosatore...) presa con i punti del supermercato SMA, ascolto un’anteprima illegalissima del prossimo (?) disco dei Guns’n Roses, Chinese Democracy, e mi sembra di precipitare indietro di un bel po’ di anni... Axl, che voce! Ok, il Negroni è decisamente imbattibile e questa calda estate mi ha insegnato anche l’Americano Fusion, con cetriolo e ginger, però pure questo non è malvagio... L’olivetta galleggia sconsolata nel bicchiere vuoto CHE NON RIEMPIRO’ LO GIURO... Così, un sorso dietro l’altro, si addolciscono le preoccupazioni, la nottata non sembra così lunga, le colline paiono spianate e luminose. Finché una domanda si fa largo, chiede risposte, o almeno riflessioni. Esiste qualcosa che vorresti fare / saper fare invece che consumare la vista al CAD fingendo di fare l’architetto? Siccome di progetti grandiosamente irrealizzabili sono pieno, cerco di limitarmi: dirò cose che credo possano funzionare come questo cocktail, come accompagnamento ad una lieve serata estiva. Pagatemi per ascoltare dischi, per scrivere di musica anche se non ne sono capace, fatemi sognare e sorridere come adesso che sto ascoltando il nuovo, inatteso e scanzonato disco dei Sigur Ros. Pagatemi per farvi da bere, mi piace promuovere lo scioglimento dei ghiacci e vedere come vi comportate da alticci. Pagatemi per farvi da mangiare, come sopra, mi piace mangiare e sono grato a chi mi cucina leccornie, fatemelo fare per voi! Pagatemi per raccontarvi tutti gli aneddoti che conosco sugli animali: sono un consumatore vorace di documentari, io! Vi racconterò per esempio di come gli ippopotami maschi dominanti per segnare il territorio spargano escrementi usando la coda come elica. Oppure cosa sognano i castori... Cose così... Come la magnifica e psichedelica seppia gigante che danza e cambia colore, ipnotizza la preda prima di mangiarsela. Sono cose che un architetto può fare o no? OOOOPS il bicchiere che “non avevo riempito” è vuoto di nuovo! Saluti...

30 giugno 2008

TUTTI PER UNO

Lo scorso fine settimana si è giocato un piccolo torneo di Pallanuoto alla piscina Olimpia di Colle Val d’Elsa: hanno partecipato le squadre di Certaldo, Volterra, Versilia e Olimpia Colle. Erano previste due partite il sabato sera, Colle-Volterra e Certaldo-Versilia. Le vincenti avrebbero giocato per il primo posto domenica sera, precedute dalla sfida per il terzo e quarto posto. Sabato abbiamo vinto 14-5: erano mesi che non accadeva e non sapevamo bene nemmeno come festeggiare. Io poi avevo poco da festeggiare, nell’azione che ha determinato la mia seconda espulsione temporanea mi sono procurato una contrattura al deltoide destro: domenica ho assistito da bordovasca alla partita. E domenica abbiamo perso, 7-5, risultato onesto ma viziato dalle solite incongruenze del regolamento di questo strano sport : è possibile nelle gare UISP e nei tornei non ufficiali come il nostro tesserare e far giocare anche atleti provenienti da categorie superiori alla nostra. Come se in un torneo di calcetto amatoriale facessimo giocare Buffon in porta, Chiellini in difesa e Totti in attacco. Bella forza. Quindi complimenti al Certaldo che aveva in rosa alcuni giocatori di serie B nazionale. La nostra squadra senior ha deciso invece di far giocare talenti freschi e decisamente all’altezza: Niccolò, Fiore, Daniele, ragazzi del ’92 credo, che non ci hanno fatto sfigurare. Complimenti a tutti!

24 giugno 2008

ANNA

Più in là, pensavo. Mi dicevo: aspetta ancora qualche mese, giusto il tempo per fare in modo che le cose si sistemino. Ne sono passati di giorni dall’ultima lettera e non ho scuse se non questa incrollabile e presuntuosa fiducia nei miei mezzi e nella mia buona sorte. Credo di aver esaurito il credito con le stelle , oppure, ma è l’ipotesi peggiore, non riesco a riconoscere il buono che mi accade. A due anni dalla laurea lavoro nello stesso studio a Poggibonsi. Ho superato brillantemente l’esame di abilitazione per architetto, ho uno stipendio molto buono paragonato alla media della situazione italiana. Talvolta indosso l’abito e ho anche diverse cravatte e comincio a sentirmi a mio agio. Spedisco il mio curriculum in tutto il mondo ma ancora non interessa: sono pieni, dicono, di neo-laureati, interessano professionalità specifiche che temo di non poter raggiungere da qui. La realtà ordinaria, spesso misera e inconsistente nella ripetizione forzata delle stesse cose da fare ogni giorno mi stanca. Il piacere della lettura, della visione di un film o di una serie tv ( sono diventato un “serial addicted”, ne dovremo parlare prima o poi perché sono sicuro che la nuova forma di letteratura sia lì) è diventata una frustrante tortura: continuare a immaginare vite, desiderare di viverle sapendo di non poterlo fare, è sfiancante. Forse non ho fatto la scelta giusta scegliendo di diventare architetto. L’architettura è davvero una passione per me e da quando l’ho capito non riesco a vedermi fare altro se non come ripiego. Ora la domanda: in Italia? Giro intorno ai miei propositi. Avevo comprato un biglietto di sola andata via da questo Paese. Sono rimasto perché è arrivato il contratto e ho deciso di darmi ancora tempo qui. Il contratto non è ancora scaduto, ma la mia pazienza è esaurita. Non dovevo scrivere, non avrei dovuto nemmeno pensare queste cose. Mi hanno detto che non so accontentarmi, che devo fare gavetta. E se invece stessi perdendo tempo? E se ricominciare da capo altrove fosse più gratificante che continuare uno slalom improduttivo tra raccomandazioni che non ho, parenti/amici che non possono introdurmi nel giro giusto? E se fosse meno faticoso? Leggo i blog di giovani architetti italiani all’estero e fantastico un bel po’. Ora ti saluto con affetto, sperando di non averti rubato troppo tempo e ricordandoti che ti penso spesso. Federico

ODINO

Appena ricevuta. Mister Purr-fect si crogiola e si fa massaggiare le zampe. Pare aver trovato un giaciglio comodo per riposare...

20 giugno 2008

PETIZIONE

Comincia a dare i frutti sperati la petizione off-line per chiedere l’arrivo dell’anticiclone delle Azzorre sull’Italia. E mentre Odino si addormenta sul palmo della mano con le zampe abbandonate e una carezza continua sulla testa, altri gatti si crogiolano nella nullafacenza dorata (meritata) di questa quasi estate fiorentina. Il pollo al curry ritorna, l’Italia và.

3 giugno 2008

KARALIS / IL PAEASE DI BENGODI / 2

Il motivo del gioioso finesettimana passato a Cagliari è stato il Festarch, quattro giorni di eventi, incontri con archistar, architetti, designere scrittori nazionali e internazionali. Gente del calibro di Inaki Abalos, OMA, Metrogramma, Patricia Urquiola, Fabrizio Novembre, Piero Lissoni, Oliviero Toscani, Richard Mason e tanti altri.. http://www.festarch.it/ In questi giorni abbiamo seguito molte conferenze, ascoltato opinioni e ne è uscito un quadro altamente desolante per lo stato dell’architettura in Italia. Cose del resto già note. Ma il fegato grosso me l’ha fatto venire un architetto danese, Bjarke Ingels (http://www.big.dk/ sito smart, andateci) di soli 34 anni, mi pare. Ebbene lui già da quando aveva 27-28 anni progettava (e fin qui niente di nuovo) e COSTRUIVA! Cioè, aveva qualcuno che lo faceva costruire, investiva sulle sue capacità invece di fargli disegnare bagni (facendogli credere che è per il suo bene...) Il BENGODI STA IN DANIMARCA. E io sto a rosicà. Giuro non aggiungo altro per carità e perché non ho parole. Sto a rosicà.

KARALIS / IL PAEASE DI BENGODI / 1

Nel gioioso finesettimana passato a Cagliari, “lungo” grazie al Presidente Ciampi e alla Signora Franca che hanno ripristinato la festività del 2 giugno come Festa della Repubblica, l’unica cosa che non è mancata è stato il cibo. E’ impressionante l’elenco delle leccornie di cui mi sono gloriosamente abbuffato senza ritegno in barba ad ogni velleità dietologica. Qui sopra il sigillo e l’imperatore, il maiale al forno, il porcetto, il maialetto, chiamatelo come volete: poveri voi che non l’avete addentato! C’è stata la Panada con agnello, piselli e zafferano. La Fregola con le Arselle, una minestra così saporita da risuscitare i morti. E la frittura di paranza: c’erano triglie di scoglio, muggini, calamari e gamberi. E risotto con ogni bendiddio di pesci e crostacei e mitili... Eppoi Bottarga la Regina, tonno e pescespada di Sir Quirino, Cannonau e Vermentino. Mirto della zia MTM che lo annusi e inspiri la Gallura intera, dolce, aspra e forte, fiera e generosa. A raccontarlo mi sento sazio. E felice. Grazie a tutti.

28 maggio 2008

ARCH/UNIFI

Dopo aver ricevuto una lettera dell’ Università Degli Studi di Firenze che richiedeva il mio 5 per 1000 ho pensato. E ho scritto. Quello che ho fatto altrove qui non serve. L’organizzazione, l’inclinazione allo studio, la curiosità sono materiale da discarica. Come se fosse un’esperienza educativa radicale, l’università di architettura di Firenze non si appoggia, esaltando, su quello che sei per farti crescere ma presuppone una tabula rasa. Anni per toglierti ogni velleità di ordine, ogni personalità, per spogliarti della tua identità. Speri che, finita la parte DESTRUENS, inizi la parte COSTRUENS, insomma: speri che insegnino qualcosa. E INVECE NO! Satura di abitudini e concrezioni sinistrorse post-sessantottine, la “FACOLTA’ DEL BENALTRO” ti tira un calcio mirato nei coglioni e, generosa nel consegnarti il foglio di via, pardon, il diploma di laurea, ti invita a sloggiare. E INVECE NO! Vogliono poter disporre del tuo tempo, dei tuoi soldi, delle tue migliori energie. Sono solo un anticipo degli studi che ti sfruttano mesi per un misero rimborso spese, perché loro vogliono essere pagati e pretendono un alto status sociale di responsabilità e cultura. Sono Feccia. Ti blandiscono con una bolsa retorica populista ( mi è capitato di progettare un parco pubblico che comprendesse un’area dedicata ad “orti sociali collettivi”, roba da gulag.) Ti annusano. Sanno cosa sei e fanno di tutto per farti somigliare a scribacchini falliti. Come loro. Le solite facce insegnano utopie, poi te le ritrovi all’esame di stato, seriosi e compunti, a farti la predica su come lo studente di oggigiorno sbagli grossolanamente ad imparare, su come perda tempo dietro ad insulsaggini quando non sa neppure come si fa il calcestruzzo in cantiere. PORCA PUTTANA, NEL LIBRO DI TECNOLOGIA DEL FURIOZZI CHE CI AVETE FATTO COMPRARE C’E’ DESCRITTA L’ANALISI CHIMICA E LE REAZIONI CHE CREANO IL CLS MA NON C’E’ SCRITTO COME SI FA. Punto.

17 maggio 2008

PASSI

Parcheggio l’auto col muso accostato alla siepe di gelsomino. Una tortora si sporge dal ramo dell’alloro che fa ombra sul piazzale e prende il volo. Finalmente anche quest’anno le rondini sono tornate ad abitare il nido. Scendo dall’auto, saluto da lontano una zia, china sull’uscio a sgusciare piselli freschi dell’orto. Nini, a’visto? Cosa, zia? Stanotte enno stati da Giovanna di’Salvi! Chi? I ladri! . . . ma lei un dormiva checcià i rematisti, l’ha visti e ha chiamato la pulizia! . . . poi enno entrati da Angiolina, quella che mi fa le pulizie, ora come si fa? . . . nel secchio a sinistra i piselli da sgusciare, nel secchio a destra le bucce, nell’insalatiera tra le ginocchia i piselli sgusciati. Mi giro attorno, osservo con attenzione il giardino, la ringhiera: alle sbarre del cancello fango secco. Forse qualcuno scavalcandolo ha lasciato residui di sporco. Intorno a casa nostra molti orti, noi non l’abbiamo. Qualcuno che da un orto del vicinato sia entrato nel nostro giardino? Impronte sul marciapiede e tutt’intorno alla casa. Le spie luminose dell’allarme hanno fatto desistere qualcuno dal provare ad entrare? Tutto questo sa di già visto. Già sentito. Chi non sente e continua a dormire. Chi si sveglia e trova la sorpresa. Chi non c’è ma ci sarà. A me il sonno ancora non lo tolgono, ma pare che solide mura non bastino a offrire protezione.

14 maggio 2008

100.000

Un nuovo inizio: una revisione in concessionaria. Forse anche una luce più chiara dopo un allenamento intenso. Ho progetti a medio termine che hanno attivato felici incontri tra i miei neuroni solitari. E da lì alle mani, alla matita al foglio bianco che non temo più. Immagini e parole: quello che so fare.

99.999

Manca poco, una passeggiata, una discesa lenta, una dolce salita per fare cifra tonda. Ho parcheggiato in piscina e il contachilometri si è fermato a 99.999.

8 maggio 2008

BONES

Dopo aver mangiato il coniglio la settimana scorsa, si pone una questione ancora più pregnante per gli amanti degli animali con la coda a batuffolo. Mentre scrivo nella stanza accanto qualcuno sta spellando una lepre ancora calda. Un Tippete zampettante fino ad un paio d’ore fa, pelo morbido e orecchie abbassate per sempre. Non mi smuovo. La mangerò. Anche da solo. Perché sono un sanguinario carnivoro. E non accetto rimostranze da chi ho visto addentare con lascivia teste di agnello o maialetto. Sia chiaro. Potrebbe essere l’occasione per smascherare un imbarazzante razzismo alimentare per cui maiali, mucche, cinghiali, pecore e agnelli (per non parlare di OGNI TIPO di animale vivente nel mare ) SI, mentre conigli, fagiani, lepri e cavalli NO. Non è giusto. So unfair... cos’è: “hate the sin, love the sinner”? Casomai cambiaste idea vi consiglio di cominciare dalle zampe, sono davvero succulente...

CUBO DEI DESIDERI

Mi è stato consegnato un piccolo dono: una bustina di tè, da un’appassionata a un appassionato. Per me è stata una sorpresa molto gradita ricevere questa piccola scatola, tagliata piegata e decorata a mano: l’ho disegnata. Penserete: ma è solo una bustina di tè in una scatola! Io ho trovato il pensiero di accompagnare il regalo con una confezione così curata davvero carino. Il cubo di carta da pacchi, ognuna delle sei facce ha il contorno evidenziato da un tratteggio. Può starci dentro qualunque cosa si desideri. Io ho trovato una bustina di tè, voi cosa vorreste trovarci?

SUSHI TIME

La serata è andata via liscia, in quattro (cinque compresa Stella uscita prima per andare a lavoro) abbiamo seccato tre bottiglie di bianco, uno spumante e una bottiglia di limoncello. Ho preparato Sushi per tutti (4 ore di lavoro...) e questa è l’immagine degli ospiti alle prese con bacchette, soia e pesce.

24 aprile 2008

FIND THE MURDER

Che sollievo un incontro inatteso con persone care in un luogo che non ci ha mai visto insieme prima, in un orario in cui avremo dovuto essere altrove, in altre faccende affaccendati. Questo mi ha portato una passeggiata (di lavoro) dall’ufficio al Comune. Mi sono trovato al centro di una piccola folla di studenti, un corteo che entrava in Piazza della Stazione. Mi sono voltato e c’era Andrea, alto e riconoscibilissimo dalla barba lunga e scura che si è lasciato crescere. Era lì per presentare il video della visita ad Auschwitz organizzata dalle amministrazioni comunali di Colle e Poggibonsi e dal Liceo Volta a cui ha collaborato come operatore e montatore (?). C’era anche Francesco, ci siamo salutati e dati appuntamento per stasera: organizzeremo la nostra usuale gita nel bosco del Primo Maggio. Ho ripreso a camminare sotto il sole, mi sono tolto il giacchetto perché faceva finalmente tiepido e primaverile. Ho attraversato il sottopasso pedonale di via Vallepiatta, poi il ponte sullo Staggia fino a intravedere tra i salici le finestre del mio ufficio. Appena ho abbassato lo sguardo ho incrociato gli occhi perplessi di una ragazza ferma alla fermata dell’autobus. Caterina. Mi sono avvicinato, deviando ancora per qualche minuto dal percorso, e ho realizzato che era vestita con una pesante maglia di lana a righe bianche e blu e col cappotto. Ho iniziato a sudare nella mia leggerissima polo bianca. E lei ha iniziato a spogliarsi fino a restare in canottiera. Stava aspettando l’autobus per Milano, avrebbe proseguito per Torino, restandoci il fine settimana. Attorcigliava alle dita la sua lunga collana di palle bianche lucide e cercava di chiudere in uno straripante trolley almeno il maglione (la mia amica dice che a Torino fa freddo come in inverno, e piove...). E’ arrivato l’autobus e me ne sono tornato in ufficio. Nel tardo pomeriggio a casa ho trovato nel lavandino della cucina una busta bianca da cui usciva una zampetta bianca pelosetta e morbidissima. Attaccato alla zampa un corpo spellato e perfettamente eviscerato. Ora la mia domanda : chi ha ucciso il Coniglio? . . . so solo chi lo mangerà . . . . . . . .

21 aprile 2008

LA GIUSTA MISURA

Quando, dopo molteplici e contraddittori rimaneggiamenti, le coincidenze necessarie scompaiono e antichi allineamenti ordinati si rivelano eterogeneo ammasso di voci soliste: si danza un po’ sopra un po’ sotto, a due a due scoordinati... Un macello... Quando manca la giusta misura il bordo perde nettezza, ingrigisce, non ombreggiato ma confuso. Un pranzo decisamente sbagliato, desiderio insoddisfatto di cioccolata. L’ennesimo bagno di pioggia. Un giorno come capita. Ce ne vuole per sopportarmi.

17 aprile 2008

TEN

Dieci anni. Sono passati dieci anni da quando ho preso la patente e in questi giorni ho fatto la visita per il rinnovo: 35 secondi e 70 euro. Ho proprio sbagliato mestiere... dieci anni fa sono sceso a piedi da casa mia a Colle bassa, in tasca il lettore cd e nelle orecchie i Prodigy di The Fat Of The Land che cozzavano inequivocabilmente col panorama medievale della mia città. Sentivo il contrasto e l’attrito tra la musica che amavo e il luogo in cui vivevo. Andavo al liceo e non vedevo l’ora di andarmene, di trovare una ragazza, di crescere. Facevo le mie prime guide con una Twingo blu puffo e avevo accanto un padre speranzoso e terrorizzato dal mio piede pesante. Non avevo un computer ed ero ben lontano dall’idea di diventare architetto. Ora ascolto la stessa musica ma ho pulito le melensaggini, guido l’auto che ho rubato a mia madre, vivo coi miei ( . . .) ma ho una splendida fidanzata da anni. Non vivo senza computer, lavoro ma sono ben lontano dal potermi mantenere. Dieci anni.

MY BLUE ROOM

La quiete e il silenzio della notte nel mio quartiere accompagnano le mie riflessioni sul piacere, su piccole cose tutte private che mi riappacificano con la realtà. Le finestre delle case che vedo dal mio giardino sono spente. Mi sento solo ad essere sveglio e attivo a quest’ora. Mi sento l’ultimo ad alzarsi al mattino. Mi aggrappo a questa sfasatura. Domani avrò una giornata intera per me. Spero nella clemenza meteorologica per inaugurare la stagione di passeggiate campestri e solitarie. Avrò tempo per pensare, passi mai troppo veloci, uno dopo l’altro. E invece è stata pioggia, tutto il giorno. Sono passate le elezioni e Nonno Silvio è ancora saldamente nel cuore degli italiani. Auguri a tutti. Ce n’è bisogno.

5 aprile 2008

TRA I RAMI

Farò i conti prima o poi con la volontà che in me si attiva solo per senso del dovere. Con la pigrizia che mi spinge a rimandare le cose importanti e di mio personale interesse. Con la prospettiva che tiene il fuoco fisso su eventi lontani, traguardi che voglio assolutamente raggiungere, ma che non sussistono se non poggiano sulla concretezza spietata del reale. Continuo a dirmi che il comportamento adeguato da tenere è un basso profilo, che devo credere nel passo dopo passo. Ma si insinua il dubbio che manchi il tempo, che io non riesca a fare di me quello che voglio. Mi hanno parlato di hovercraft a Venezia al posto dei vaporetti. Sembra una bestemmia ma mi piacerebbe davvero vederli sfrecciare giù per il Canale della Giudecca e attraccare a San Marco nello stupore dei giapponesi ( e d’altra parte, se ci navigano le crociere Costa, perché non un hovercraft?)

SPID-O

Ho beccato mio padre che si preparava con insana concentrazione un decotto di Malva. Per le infiammazioni, mi ha detto, in generale, per prevenirle e per curarle. Non ce lo vedo e mi fa tanta tenerezza. Mia madre invece di fronte ai Cesaroni ha deciso di fare una delle cose che le riescono meglio: ha cucinato due crostate alla crema e due piatti di pesche (due paste fritte, bagnate nell’alkermes, se si scrive così..., passate nello zucchero e tenute insieme da un’abbondante ripieno di crema). La campagna elettorale prosegue: sono stato al concerto della cover band KillerQueen, gentilmente offerto ai GGiovani dal PD di Colle... martedì seguirà aperitivo... Oggi ho mangiato il primo gelato della stagione e quella sopra è la mia paletta, viola-fiorentinaOLE’. Un architetto romano ha mollato una mia cara amica senza aver le palle di parlarle di persona, con una telefonata confusa e un SMS, che tristezza. I gatti dormono, come sempre, sul cuscino migliore...

3 aprile 2008

FRITTO MISTO

Domenica di sole, calda e affollato il lungomare di Viareggio. La trasferta sportiva un pretesto per una gita al mare, al ristorante. Spaghetti allo Scoglio, Cacciucco, Penne con Scampi e Frittura giusto per restare leggeri prima dell’ultima partita di campionato. Ecco allora un passaggio stretto lungo la cortina di vetrine patinate da shopping, tavoli in veranda con vista diretta sui fianchi morbidi di una ragazza che scartavetra e ridipinge tavolini e sedie del Bagno Amedeo. Una scritta brilla sul petto di un ragazzo, “LA MAMMA E’ SEMPRE LA MAMMA”... soprattutto se è bona come la tua... Il ketchup per le patatine sembra non essere mai abbastanza. Le Arselle oggi non ci sono ma noi abbiamo la nostra!

25 marzo 2008

DO I LOOK LIKE A . . . WHAT???

Tra le cause dell’insolita letargia un ravvivarsi di gelo invernale: pioggia, vento e nevischio. Tra le conseguenze dell’insolita letargia un finesettimana pasquale trascorso immoto vagando per casa, pensando cose inutili, baloccandomi con le mie serie TV (Terminator: the chronicles of Sarah Connor; E.R. 14) e con una fissazione in testa: cercare di non assomigliare ad un cavolfiore. L’enfasi che metto nel cercare di ordinare i ciuffi che si asciugano scomposti mi scalda. Ancora una volta devo provare ad essere diverso da come sono. Non riuscendoci, mi posso accontentare di un risultato frutta e verdura. Uno sformatino, innocente broccolo fiorito sopra gli occhi a coprire le orecchie... L’incubo che mi avvolge come una ragnatela / La luce alla fine del tunnel...

20 marzo 2008

UNA STRANA LETARGIA PRIMAVERILE

Sarà che ho smesso di bere caffè durante il giorno, sarà che ho iniziato a farmi di amarissimo tè verde, sarà la stagione, ma proprio ora che gli animali si svegliano e non soffrono il freddo inverno io inizio a cadere addormentato ad ogni ora del giorno. Tutto pesante e confuso, anche con la musica alta nelle orecchie la testa cade. Per non parlare di quando si avvicinano alcuni picchi particolarmente bassi del mio bioritmo: non riesco nemmeno a parlare. Il Giardino è tutto giallo di mimose, narcisi e ginestra. Ma guai a sottovalutare i cespugli di innocue primule che ogni anno si moltiplicano dal primo fiore piantato anni fa.

KARAOKE E CAPELLI BIANCHI

Sabato ho passato un momento particolarmente tragico quando, asciugandomi i capelli dopo la doccia, nell’estremo tentativo di non somigliare ad un cavolfiore, ho avvistato, lucidi e malevoli nel loro definitivo contrasto cromatico, capelli bianchi svolazzare orgogliosamente appesi alle mie tempie. Non uno. Non due. Un numero imprecisato. Una minoranza destinata a crescere, a mescolarsi e contagiare tutto intorno. Allora provo a tagliarli alla base senza strapparli, a nasconderli dietro, a limitarne la crescita nulla potendo con la quantità. Tempo sprecato. Più avanti nella serata ho cercato, aiutato da Marco, alleato nei mezzi senza una comune iniziale strategia, di deviare l’esito di una serata karaoke da Roberta dalla china rovinosa di un avinazzamento triste che produce compiaciuti spiaggiamenti di malinconiche canzoni, in un insolita tragedia di me che interpreto celine dion, falsetto stonato accompagnato da Chiara e Roberta. Desistere! Desistere! Desistere! Ho strappato un sorriso a Giulia e nulla più. I’VE GOT TO FOLLOW ANOTHER DIRECTION, ACCELERATE! I’M INCOMPLETE, ACCELERATE!